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Mercato unico digitale europeo e riforma del copyright.

La Direttiva n.790 del 17 aprile 2019, meglio conosciuta come Direttiva Copyright, entra in vigore oggi. Lungamente dibattuta all’interno dell’Unione,  supera quanto il legislatore aveva definito nel 2001, apportando le modifiche divenute necessarie con l’avvento del mercato digitale unico europeo. 
 
La Direttiva pone sotto l'egida dell'UE la tutela dei contenuti digitali, per garantire i diritti dei creatori dei contenuti stessi ed una loro giusta remunerazione. Intende quindi tutelare il mercato digitale ed equipararne modalità di protezione ad altre tipologie di mercati, più strutturati sotto questo aspetto. Introduce il diritto per i produttori di contenuti di avere informazioni riguardo a come vengono utilizzati dagli editori i materiali digitali prodotti; la norma stabilisce per il titolare anche la possibilità di vedersi corrisposta una quota di contribuzione maggiore rispetto a quanto definito inizialmente, in base alla redditività generata dal contenuto. 
 
Molta eco ha avuto il dibattito sull’articolo 11 del Decreto (divenuto il numero 15 nell’ultima versione della Direttiva), che definisce le modalità per la “Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale”. Di fatto, l’ultima versione approvata, non obbliga chi utilizza snippets (cioè brevi stralci) di articoli o testi da altre piattaforme web ad avere un’autorizzazione preventiva da parte del titolare dei diritti, che non potrà quindi richiedere un compenso per  l’utilizzo dell’opera. 
 
Alcune categorie di utilizzatori non saranno obbligate a garantire queste forme di tutela: si tratta degli insegnanti, delle istituzioni culturali in genere che possono, all’interno delle proprie “attività didattiche”, utilizzare le opere protette da copyright, per fini non commerciali. Ulteriori distinguo sono stati inseriti per le attività di text e data mining e per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
 
Ancora oggi la Direttiva non risulta pienamente accettata da alcuni paesi dell’Unione che mal hanno recepito alcuni sui aspetti fondanti: la Polonia, ad esempio, ha da poco fatto ricorso nei confronti degli articoli 11 e 13 (ora 15 e 17). Sarà interessante capire come nei prossimi anni verrà tradotta la Direttiva a livello delle nazioni che compongono l’Unione (ci sono due anni di tempo per recepire la legge) e come proseguirà l’iter di questo delicato tema che rimodellerà l’utilizzo di internet in Europa.