Data Act e segreti industriali: governare il presidio del know-how nell’era dell’accesso ai dati

Nel 2026, il dato ha cessato di essere un asset statico per diventare una variabile di scambio regolamentata. Con l'entrata a regime del Data Act (Regolamento UE 2023/2854), le imprese si trovano al centro di un equilibrio complesso tra obblighi di trasparenza e tutela del vantaggio competitivo.

La sfida non è più soltanto tecnologica, ma di governance legale e strategica: evitare che l’apertura dei dataset imposta dalle normative si traduca in una dispersione incontrollata del proprio know-how.

In questo scenario, il presidio della Proprietà Intellettuale non è più un atto difensivo, ma un pilastro della strategia contrattuale e del valore d'impresa.
 

Quando i dati diventano know-how


Nel contesto industriale, il valore dei dati non risiede solo nel singolo bit, ma nella loro aggregazione, nella continuità temporale e nella capacità di generare conoscenza.

Pensiamo a un dataset che descrive le prestazioni di una macchina nel settore manifatturiero, oppure le modalità di utilizzo di un software in ambito automotive. Queste informazioni possono riflettere ottimizzazioni di processo, scelte progettuali o soluzioni tecniche non brevettate ma altamente distintive.

In questi casi, il dato non è neutro: diventa una rappresentazione concreta del sapere aziendale. È qui che il confine tra dato e segreto industriale si fa sottile. La perdita di controllo sull’accesso o sull’uso di questi dati può tradursi in una perdita di esclusività competitiva, anche in assenza di una violazione formale di diritti di proprietà industriale tradizionali.
 

Verso un nuovo modello di Governance IP


Per evitare che la conformità normativa intacchi la competitività, è necessario adottare un nuovo modello integrato di presidio del patrimonio informativo, basato su tre direttrici:
 

1. Qualificazione degli asset e mappatura IP-Data


Anche se la Direttiva UE 2016/943 tutela i Segreti Industriali, il diritto di opporsi all’accesso ai dati è subordinato all’adozione di “misure ragionevoli” per mantenerli riservati.

È quindi fondamentale:
  • implementare protocolli di mappatura e classificazione dei dati;
  • distinguere chiaramente tra dati grezzi e quelli che contengono logiche di processo e know-how.
Questa classificazione è condizione necessaria per attivare le clausole di salvaguardia previste dal Data Act.
 

2. Presidio dei dataset nell’era dell’IA Generativa


L'interazione con modelli di IA Generativa (GPAI) e l’applicazione dell’EU AI Act impongono un nuovo presidio sulle licenze di addestramento. Diventa essenziale regolare le pratiche di Text and Data Mining (TDM) per evitare che il patrimonio informativo aziendale venga assorbito in modelli terzi.

Governare l'input significa assicurare che l'innovazione alimenti la crescita interna e non l'intelligenza collettiva dei competitor.
 

3. Prevenzione della contaminazione e tutela della novità


Lo scambio di dati in contesti aperti può generare fenomeni di “contaminazione del know-how”, compromettendo la novità necessaria per future brevettazioni.

Definire barriere contrattuali, NDA evolute e protocolli di scambio sicuri è fondamentale per:
  • tutelare il patrimonio informativo ancora in fase di sviluppo;
  • mantenere integra la titolarità delle innovazioni future;
  • garantire la continuità strategica del vantaggio competitivo.


L'equilibrio tra apertura e controllo


Nell’economia dell’accesso regolamentato, non è la quantità di dati detenuti a fare la differenza, ma la capacità di governare con precisione la loro circolazione.

Questo richiede un cambio di paradigma: dalla protezione “reattiva” del dato alla costruzione di una governance proattiva del know-how, capace di integrare aspetti legali, organizzativi e tecnologici. L’epoca del segreto industriale come clausola accessoria è finita: oggi rappresenta un asset strategico, da presidiare con metodo e visione.

Non definire chiaramente i confini del proprio sapere significa lasciare che sia il mercato a determinarli, e in un mercato accelerato e competitivo, l’inerzia si paga cara.


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