Pick-up TESLA CYBERTRUCK: ma è davvero un marchio poco distintivo?

Per il suo primo pick-up TESLA deposita due nuovi marchi e lo fa seguendo dei fini solo apparentemente inconsueti.

Elon Musk ha twittato che TESLA avrebbe rivelato il suo ultimo veicolo elettrico il 21 Novembre e che sarebbe stato il primo pick-up realizzato dal produttore statunitense. Il nome per l’auto doveva essere consono alle sue caratteristiche innovative, ed a tal proposito è stata scelta la parola CYBERTRUCK.

Probabilmente, CYBERTRUCK non fornisce, di primo acchito, la sensazione di una parola nuova nel settore di riferimento, anzi, verrebbe quasi da considerarla come afferente ad un marchio descrittivo, ma il fine degli esperti di marketing della TESLA era di suscitare nel consumatore un insieme di considerazioni che non si fermassero alla mera percezione superficiale del marchio.

Considerando l’età media dell’utente TESLA, CYBERTRUCK è stato scelto perché CYBER era il termine più in voga negli anni 90 per descrivere il massimo della tecnologia dei tempi.

Il termine CYBER deve essere piaciuto così tanto a TESLA che, contestualmente a CYBERTRUCK, ha depositato anche il nome CYBRTRK con una veste grafica molto vicina a quella diffusamente adottata, sempre negli anni ’90, per identificare una serie di video games molto conosciuta.

PICK-UP TESLA, I NUOVI MARCHI E L’INTELLIGENZA INTUITIVA

Ciò detto, le ragioni che hanno portato alla scelta del nome CYBERTRUCK, per il primo pick-up Tesla, rispetto a tante altre parole, apparentemente più distintive, aprono una finestra sugli studi che le odierne imprese riversano in attività di marketing, prima di scegliere, lanciare o anche solo ristilizzare i marchi.

Il fatto è che il forte e veloce cambiamento che coinvolge la nostra società impone un approccio evolutivo anche in quella fase in cui un marchio prende forma. Non basta più limitarsi alla mera valutazione del “bello graficamente”, nemmeno è sufficiente rimanere al suo preliminare aspetto comunicazionale.

Invero, l’esame strutturale del marchio presiede, oggi, una valutazione più specifica e professionale del suo gradiente di distintività, impone di valutare tutte le situazioni rilevanti del caso e di premiare ciò che autorevole dottrina identifica come “intelligenza intuitiva”, la quale rappresenta un innovativo criterio valutativo per determinare l’efficacia distintiva di un marchio.

In altre parole, è necessario ricercare il messaggio che l’azienda vuole trasmettere al suo target di clientela, che poi diviene il link associativo con altri ricordi, aspetti motivazionali e sentimentali idonei a condizionare la scelta del consumatore.

Chiaramente, si tratta di valutazioni che non possono imporre una ricerca lunga ed approfondita del messaggio, infatti, la fase percettiva marchio/consumatore si esaurisce sempre in breve tempo, tuttavia, è sempre più evidente il fatto che quando un prodotto è scelto dal soggetto interessato, costui lo preferisce ad altri in seguito a criteri che stanno soppiantando quelli generici, purtroppo, ancora diffusamente utilizzati nelle vertenze tra marchi.

In buona sostanza, si sta andando verso una contestualizzazione del marchio che tiene in considerazione la competenza del consumatore, la sua esperienza e le sue motivazioni.

I marchi che funzioneranno, saranno quindi quelli capaci di combinare in modo vincente tutte queste caratteristiche, parimenti, è auspicabile che la Proprietà Industriale non perda definitivamente il contatto con la realtà, chiudendosi in un recinto obsoleto di finzioni giuridiche.